Invernale, estiva, primaverile o autunnale. Sono solo stagioni che si susseguono ciclicamente con il passare degli anni. Il tempo, una variabile in continua crescita, una presenza ambigua che fatico fino in fondo a gestire, domare, comprendere. 
Vorrei essere Momo, per sconfiggere gli uomini grigi, per cogliere sempre ogni istante ogni attimo, senza farmelo rubare. Ma è proprio quel sempre l’errore; l’ambizione di credere di controllare sempre il tempo. Ogni attimo, anche il più brutto, il più difficile ha un valore incredibile se riusciamo a cogliere e vedere il bello in ogni nostra esperienza e situazione. Ma è il tempo a giocare un ruolo fondamentale in questo e noi dobbiamo riuscire a comprenderlo e attenderlo come un re. 
La mia invernale è stata questa. Un’attesa di oltre un anno, in cui la stagione non aveva nessun valore, in cui l’unica cosa importante era tornare a fare ciò che per me è vitale: scalare in Montagna. E così è stato, un’avventura senza tempo e senza stagione, un cammino verso il fiume e il suo lento scorrere
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